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  Sabato 02 ottobre 2004 Ss.Angeli Custodi  

 
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SAGGISTICA
Arriva anche in Italia il pamphlet della studiosa musulmana canadese Irshad Manji, che rivolge una severa critica dall'interno

Islam, dov'Ë il pensiero?

Un libro che Ë stato un caso editoriale negli Usa e che esprime "la rabbia e l'orgoglio" di un'intellettuale appassionata: ´Troppi di noi tacciono impauriti, ma il vero nemico non Ë l'Occidente bensÏ l'aggressivitý del fondamentalismoª

Di Edoardo Castagna

Rabbia e orgoglio di una musulmana moderata, che si scaglia non contro l'Occidente ma contro il retrivo e opprimente "islam del deserto", Quando abbiamo smesso di pensare? denuncia fin dal titolo la volontý di fare i conti con la propria religione, con il fanatismo e con la perdita delle tradizioni pi˜ aperte e riflessive. Il libro di Irshad Manji appena uscito per Guanda incita i musulmani a rifiutare il ´monopolio dei cervelli della nostra fedeª, caduta in un vicolo cieco di inganno e di ignoranza. L'oscurantista versione araba dell'islam non Ë l'unica possibile nÈ la pi˜ "vera", ma soltanto l'arroganza di un gruppo. L'islam possiede, al proprio interno e nella propria storia, l'arma per combatterla: la critica, la ricerca intellettuale, la riflessione. Obiettivo Ë un islam riformato, dove ´riforma non significa dire al musulmano medio cosa non deve pensare, ma accordare a un miliardo di fedeli il permesso di usare la propria testaª e di uscire dallo "stato di minoritý" al quale sono incatenati dal dominio delle interpretazioni integraliste.
Irshad Manji Ë nata in Uganda in una famiglia musulmana di origine indiana, presente in Africa orientale fin da quando, in epoca coloniale, gli inglesi avevano promosso l'immigrazione asiatica. Nel 1972 il dittatore Amin Dada costrinse gli islamici alla fuga; la famiglia di Irshad, che allora aveva quattro anni, emigrÚ in Canada. Spinta dalla famiglia, durante l'infanzia tentÚ di rimanere vicina all'islam con le lezioni della madrasa locale, retta - come gran parte delle scuole islamiche - da un maestro che mirava non all'educazione ma all'indottrinamento dei giovani. Irshad tentÚ di fare domande, di capire, ma il dibattito non era previsto; ´Leggi il Coranoª, concludeva sempre il maestro. Ma il Corano Ë in arabo, incomprensibile alla maggior parte dei musulmani. Irshad si procurÚ una traduzione inglese: comprese che il testo non era affatto quella legge monolitica e coerente imposta dalle madrase e divenne ´una refusenik dell'islam. Questo non significa che mi rifiuto di essere musulmana. PerÚ mi rifiuto di far parte di un esercito di automiª. Quello che aveva conosciuto, quello che per milioni di musulmani Ë l'unico islam possibile perchÈ Ë l'unico che viene loro offerto, non Ë che una delle tante possibilitý.
Irshad Manji Ë cresciuta in America e crede che anche l'Islam abbia diritto a una chance per dimostrare il proprio valore. ´Grazie alla libertý che l'Occidente mi accordava potevo valutare la mia religione sotto una luce inconcepibile nel microcosmo della madrasaª. Con orgoglio rivendica il diritto dell'islam a mostrare la propria ricchezza e la propria storia di civiltý; con rabbia si accorge che gli islamici tacciono, impauriti non dall'Occidente ma dall'aggressivitý dell'islam di oggi.
Giornalista televisiva, Irshad Manji aveva giý sperimentato l'assenza di dialogo all'interno delle comunitý islamiche. L'11 settembre non potÈ fare a meno di chiedersi: ´Cosa sarebbe cambiato se Mohamed Atta fosse stato educato a porsi vere domande, anzichÈ coltivare semplici certezze?ª. L'islam non Ë necessariamente refrattario alla ricerca; l'epoca d'oro dell'impero arabo vide il grande sviluppo delle arti, delle scienze e della tolleranza. Sotto i califfi non tutto era jihad, ma c'era spazio anche per l'ijtihad, il libero pensiero. Oggi dell'ijtihad si sono perse le tracce, e nelle scuole coraniche si ripete all'infinito la versione tribale e "desertica" dell'islam, con la sua ferocia repressiva contro l'individuo, la donna, il diverso e il suo odio radicale contro l'Occidente.
Quando abbiamo smesso di pensare rifiuta la scappatoia di tanti musulmani moderati, che accollano all'imperialismo occidentale l'inaridimento dell'islam. Il dogmatismo degli almoravidi, con il controllo sociale, politico e religioso garantito dalla sharia, prese il sopravvento nel mondo musulmano prima di ogni intervento esterno: ´I nostri problemi non sono cominciati con i crociati: i nostri problemi sono cominciati con noi. Ancora oggi, perÚ, l'islam usa l'uomo bianco come arma di distrazione di massa - per distrarre dal fatto che, per sentirci oppressi, non abbiamo mai avuto bisogno dell' "oppressivo Occidente"ª. Il saggio ricorda i colpevoli silenzi dei musulmani - terrorismo, rifiuto di Israele, stragi di "infedeli" dall'Armenia al Sudan - e lancia la sua "Operazione ijtihad" per rilanciare la critica e il dibattito nell'islam, soprattutto attraverso la liberazione, anche economica, delle donne. Irshad Manji rimane musulmana: non accetta che l'islam venga affossato dalla sharia e dall'ideologia qaedista e traccia un'altra strada: ´Sorelle e fratelli musulmani, cercate di riprendervi. PerchÈ di fatto sappiamo di non poter addossare all'America la colpa dei nostri mali profondi. » in seno a noi che si Ë sviluppato questo cancroª.

Quando abbiamo
smesso di pensare?
Guanda. Pagine 250. Euro 12,50


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